LA BAMBINA CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA
Alla nobile popolazione afgana e pakistana e ai centoventi milioni di bambini del mondo cui è negato il diritto all’istruzione. È a loro che è dedicato il secondo libro di Greg Mortenson, “La bambina che scriveva sulla sabbia” e comincia dove finiva “Tre tazze di the”.
Continua infatti il racconto della straordinaria impresa di uno scalatore ed ex soldato statunitense che, per sdebitarsi con gli abitanti del villaggio pakistano che l’hanno salvato, si impegna a costruire una scuola, e a arriva a crearne 70, battendosi in particolare per l’istruzione femminile. Mortenson descrive le sue avventure, gli incontri, il rapporto con le popolazioni tribali del Karakorum e in particolare con gli insegnanti e i piccoli scolari. Parla del devastante terremoto che nel 2005 colpì le zone di frontiera tra Kashmir e Pakistan. Descrive il tentativo di estendere la sua azione all’Afghanistan ed esprime la sua visione della situazione attuale di quella terra martoriata, proprio quando il conflitto ha raggiunto il livello di una guerra all’ultimo sangue ... continua >>
Settima di nove figli, Alek (significa "mucca nera chiazzata") nasce e cresce in una tipica famiglia dinka, nella cittadina di Wau, nel sud-ovest del Sudan. Il nome della mamma è Akuol, cioè "zucca".
Nome appropriato, perché, come lei, questi ortaggi sono molto utili e importanti per la vita nei villaggi: oltre che come cibo, sono usati come zuppiere e contenitori per l'acqua. «Mia madre era come una zucca: molto servizievole». Dal padre, Alek eredita il corpo slanciato, oltre un metro e ottanta.
Grazie ai genitori, sfugge alle cicatrici sul volto, usanza tradizionale del suo popolo. Il papà, impiegato nelle scuole, «elegante, alto circa due metri, slanciato e di bell'aspetto», contrariamente alla tradizione, ha scelto di non essere poligamo. «È normale in Sudan che un uomo abbia più mogli». Tratta la moglie con rispetto e non è mai violento con lei. La consulta sempre prima di ogni decisione importante. I soldi, invece, è lei a gestirli: sequestra il salario appena arrivato e paga l'affitto e il mangiare. I dinka, popolo pastore dall'indole forte e orgogliosa, hanno un rapporto speciale con le loro mucche. Il bestiame ha sempre giocato un ruolo centrale nella cultura ed è parte dell'identità etnica, perché rappresenta ricchezza e dignità. ... continua >>
Le tre bolle di oscurità comparvero sull’orizzonte e poi si avvicinarono.
Tutto divenne buio…
L’ombra era diventata più buia di una notte senza stelle, più spessa del fumo quando le fascine sono bagnate. Il suo papà disse di scappare, ma nessuno sapeva dove. Poi la Cosa più grande, quella che avevano proprio sopra, cominciò a parlare...
“Noi siamo le Furie, le Erinni”– disse la voce cupa
“Noi siamo le Madri senza progenie”.
“Noi siamo il dolore, la vendetta, l’odio.”
… il buio aveva inghiottito la spiaggia. La Furia riprese:
“Noi veniamo a reclamare il prezzo per i nostri figli non concepiti, i nostri figli non nati, i nostri figli morti prima che potessero sapere qual è il colore della vita, quando la vita può non essere dolore ... continua >>
E’ un libro ... splendido!
Ragazze, signore, leggetelo tutte; è la storia di due donne che nascoste dal burqa. Non sono diverse da noi che possiamo passeggiare in minigonna per le strade dei nostri paesi. E’ un romanzo da cui è difficile staccarsi, un mondo, delle vite vissute in contesti sociali differenti dai nostri, ma in fondo si tratta di donne, donne proprio come noi.
La quintessenza dell’essere femminile…
E’ la storia di due donne, Mariam e Laila che accomunate da un marito violento condividono una parte della loro vita, da nemiche ad amiche e complici. Seguirà un epilogo diverso per ognuna e la rovina di una determinerà la liberazione e il riscatto dell’altra.
La sfortunata madre di Miriam diceva : “Ogni fiocco di neve è il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Tutti i sospiri si raccolgono e formano le nubi e poi si spezzano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. A ricordo di come soffrono le donne come noi. Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso!”
Sullo sfondo le tragiche vicende dell’Afganistan, terra martoriata che non trova pace a tutt’oggi, passando dalla repubblica del 1955, alla presa di potere dei comunisti, l’invasione sovietica, la resistenza, l’arrivo dei signori della guerra, i mujahedeen e il potere dei talebani sino alla guerra del 2001 e il successivo dopoguerra nella città di Kabul. Nella vita di Mariam c’è il dolore del rifiuto del padre amatissimo, la storia drammatica della mamma suicida, il rapporto coniugale con Rachid uomo brutale e violento al quale non riesce a dare il figlio desiderato. Le impone il burqa e le rigide regole della società afgana, e la presenza della seconda moglie la giovanissima Laila. Laila è giunta al matrimonio per accomodamento perché deve dare un padre a suo figlio che è dell’amatissimo Tariq costretto a partire per la jihad la guerra santa e dato per morto.
Nell’ambiente circoscritto della casa, entrambe vivono e convivono affrontando i pericoli della guerra e i rischi continui di morte, intrecciando le loro peripezie con il dolore e la sofferenza degli abitanti di Kabul. Laila ha due figli, amati come non mai, anche da Mariam. Si susseguono varie e molte le loro peripezie… Mariam le dona il suo affetto incondizionato. Non voglio anticipare nulla dell’epilogo finale del libro… ma vale veramente la pena di leggerlo e sentirsi unite a tutte le donne, alla sofferenza di noi donne…
Nipote: "Nonno sono stanco"
Nonno: "Avanti ragazzo, resisti, fra poco saremo arrivati!”
Nipote: "Oh! Abbiamo già attraversato molte colline, quando arriveremo?"
Attraversa il palco veloce una strega svolazzando veli e si posiziona all'angolo A del palco, inginocchiata a terra.
Nipote: "Nonno, cosa è stato?" guardandosi intorno timoroso.
Nonno : "Non ti preoccupare, non ci può succedere nulla in questa notte magica!" continua >>
"C’era una volta un ragazzo... o meglio.
C’era una volta un ragazzo ed una ragazza.
I loro nomi erano Giovanni ed Edes.
Si conobbero, si amarono e si sposarono giovanissimi! ...
Eh! a quel tempo c'era la guerra non c'era tempo di attendere o tergiversare…"
Così inizia il racconto di Nonna Edes, che ha tanto da dire per tutti i suoi famigliari ed in particolar modo, per tutti i suoi nipotini.
L'ho raggiunta nella sua casa al piano terra, attraversando il vialetto d'ingresso ed un piccolo marciapiede completamente circondato di fiori; sono narcisi gialli che svettano eleganti sui loro steli avvolti dalle foglie color verde smeraldo. Mi fa accomodare in un accogliente soggiorno, ricco di fiori e di fotografie delle persone amate. L ’ambiente è ben rischiarato dalle ampie finestre ed il sole entrando crea giochi di luce e luci.
E'un ambiente sereno e gioioso. continua >>
Un libro che ha avuto il "passa-parola" di tutti i lettori e che l’hanno fatto diventare uno dei casi letterari dell’anno 2007. Compratelo, noleggiatelo, ma leggetelo … è stupendo! Ne vale la pena.
Daniel un ragazzino di 11 anni un mattino si sveglia urlando, non riesce più a ricordare il viso della mamma morta pochi anni prima. Il padre, libraio per passione lo conduce in un posto magico: il Cimitero dei Libri Dimenticati. Un luogo completamente pieno di libri su migliaia di scaffali, dal pavimento al soffitto, in tutti gli angoli ed al centro delle stanze, lungo i corridoi, sulle scalinate, ovunque libri e libri e libri. Di tutte le dimensioni, di tutti i tipi, di tutti i colori di tutte le lingue. "Questo luogo è un santuario. Ogni libro possiede un'anima , l'anima di colui che lo ha scritto e l'anima di coloro che lo hanno letto! Racchiude tutti i pensieri ed i sogni scaturiti dalla lettura. Scegli il libro che desideri e diverrà tuo amico per sempre!"
Il ragazzo girando, perdendosi nel Labirinto sente il richiamo di un Libro, l’attendeva da un tempo indefinito: "L’Ombra del vento" di Julian Carax. A casa divora la lettura in una notte e non basta, sente che deve leggere anche altro di ciò che ha scritto l'autore; ne rimane ammaliato ed affascinato. Inizia una strana ricerca, vengono coinvolti altri personaggi di vari tipi, (ognuno descritto in modo mirabile con una forte personalità ) ma vi è un mistero, da anni qualcuno, il Diavolo Lain Coubert acquista e brucia tutti i libri dell'autore Carax. Inizia così una caccia assoluta ogni informazione è strappata con i denti, con la crescita intrecciata del nostro Daniel da ragazzino ad uomo, con la vita dell’autore stesso. I genitori, gli amici, le donne amate, tutto è un susseguirsi di colpi di scena che non danno riposo a noi lettori, ma che ci guidano in una girandola di emozioni sempre più forti sino all’epilogo dove arriviamo stremati, esausti come il protagonista.
Avvincente e bellissimo, non trovo le parole. La città di Barcellona è magica, sotto la pioggia battente o bruciata dal sole o aggirata all'alba è molto bella e resa veramente viva; la città moderna e splendente scivola nel buio della guerra civile e della dittatura con tutte le violenze gratuite che ciò comporta. Ma poi si rialza, a fatica, sempre e ritrova quel coraggio e quella bellezza che è nella sua anima storica. Le emozioni del protagonista ci faranno battere il cuore… la guida e l'anima del Libro ci seguirà per tutto il romanzo, mai anticipandone l’epilogo. Il nostro cuore sarà preso e tenuto stretto fra le mani di questo Diavolo che poi… ci lascerà andare perfino proteggendoci, noi e Daniel il protagonista. La lettura coinvolge la mente ed il cuore. Un ottimo romanzo scritto con passione.
Una giovanissima ragazza s'appresta a partorire nel deserto. La sua tribù è stata decimata (dall'arrivo dell’uomo bianco) e Lei nulla sa!
" Quando finalmente era arrivata all’albero del parto, al dolore fisico si era sommata la delusione, l'albero che cercava era morto. Non erano rimaste né foglie, né ombra... La ragazza aveva dovuto piantare nel terreno a colpi di pietra uno dei rami secchi. Quando stavano per dare alla luce un bambino le donne dovevano sempre avere un punto fermo, la mano di un'altra donna da stringere o un tronco d'albero da accarezzare, ma a lei mancavano sia l’uno che l’altro... Nel momento di proiettare una vita nel mondo, si trovava a tu per tu con il destino, affidata soltanto al Tutto... Le contrazioni si fecero più frequenti... scavò nella sabbia una lieve depressione e tornò ad accovacciarsi... cominciò a spingere e ripensò a quando, mesi prima, aveva preso la decisione, d'accordo con il marito di smettere di masticare la pianta dalle proprietà contraccettive, alla quale ricorrevano tutte le coppie della nazione del deserto finché non si sentivano pronte ad affrontare la responsabilità del viaggio di uno spirito... avevano programmato di farsi veicolo di uno spirito, concependo un figlio.
Avevano avuto un sogno... e consultati i vecchi saggi avevano appreso che il sogno era il messaggero di uno spirito del Sempre che chiedeva ai due di diventare suoi genitori... l'anno appena trascorso era stato per la sua gente il più difficile a memoria di intere generazioni... Da anni i bastoncini coi messaggi diffusi dalle staffette parlavano di uomini dalla pelle spettrale che massacravano e razziavano intere tribù. I sopravvissuti venivano rastrellati in massa e rinchiusi in recinti e mura.
Le doglie si acuirono... Benvenuto piccolo mio. Vieni oggi è un buon giorno per nascere. Ancora qualche respiro ansimante, un gemito prolungato e infine ecco spuntare una bimba...
La madre prese tra le braccia la neonata e poi sollevandola all'altezza del volto, la fissò negli occhi neri lucenti e disse: "Sappi che sei amata e sostenuta in questo tuo viaggio. Io parlo dal dietro dei miei occhi, dalla parte del Sempre che è in me, e mi rivolgo al dietro dei tuoi occhi". A quel punto si accorse di dover riprendere la respirazione rapida per espellere quanto le era rimasto dentro della placenta. Invece, ecco spuntare una testolina, poi due braccia e infine due gambe. Un altro figlio, un maschio... Sorpresa ripeté le antiche formule di benvenuto che dall'alba dei tempi venivano usate quali prime parole che ogni membro della tribù doveva udire: Sappi che tu sei amato e sostenuto in questo tuo viaggio. Alitò tra le labbra del nuovo arrivato e gli massaggiò il corpo con la sabbia..."
E così inizia per me, questa avventura di viaggio nel paese dell’Australia, nel mondo degli aborigeni. Questo meraviglioso libro è stato una rivelazione... di storia, di vite vissute e la scoperta di una civiltà che sta morendo. Proseguendo nel racconto, i figli vengono strappati alla madre "senza colpi a ferire" perchè è ovvio che, per l'uomo bianco, i due bambini devono essere adottati e quindi tolti semplicemente alla madre che... "lascia che le fuoriesca il latte dal suo seno e chiude il cuore al dolore". Struggente l'impotenza di questa giovane aborigena, terribile l'arroganza dell'uomo bianco, sofferente il mio cuore nel leggere semplicemente questo. Mi sono documentata, e negli anni '30 molto è stato fatto per "sterminare" il popolo aborigeno australiano con la giustificazione dell'integrazione nella vita dell'uomo bianco o civilizzato arrivato ai primi dell'700 e che in breve tempo (come sempre) ha distrutto o modificato inesorabilmente l'habitat naturale. I nativi australiani erano prevalentemente popoli di cacciatori-raccoglitori, in possesso di una ricca cultura orale (praticavano la telepatia a lunga distanza) e valori spirituali basati sulla venerazione della terra e sulla fede nel "sogno", inteso contemporaneamente come l'antica epoca della creazione del mondo. L'opinione più accreditata è che giunsero dall'Indocina più di 50.000 anni fa: questo significa che si sono succedute in Australia oltre 1250 generazioni.
I popoli aborigeni sono sopravvissuti a molti mutamenti climatici e si sono stabilmente adattati a diversi ambienti. È accertato che gli aborigeni usassero il fuoco per un'ampia serie di scopi - dall'incoraggiare la crescita di piante commestibili e di foraggio per le potenziali prede, al ridurre il rischio di grandi incendi devastanti, al rendere più facili i trasporti, all'eliminare i parassiti, all'uso rituale ed al semplice "tenere pulito". Nonostante la loro nomea di "superstiti" dell'età della pietra, è provato che la cultura aborigena è cambiata nel tempo. La pittura rupestre in svariate località dell'Australia settentrionale consiste in una sequenza di diversi stili legati ai diversi periodi storici. Vi sono stati molti gruppi aborigeni diversi, ognuno con una propria cultura, religione e lingua, si contano circa 200 lingue diverse al momento del contatto con gli europei. Queste culture si sovrapposero in maniera più o meno ampia e si evolsero nel tempo. La popolazione aborigena è stata decimata dalla colonizzazione, iniziata nel 1788. Una combinazione di malattie, perdita della terra (e quindi fonte di cibo) e omicidi ha ridotto la popolazione aborigena di circa il 90% . Un'onda di massacri e tentativi di resistenza si mosse con la frontiera. Molte volte si è ricorso all'avvelenamento di cibo e acqua. La varicella, il vaiolo, l'influenza, le malattie veneree ed il morbillo si diffusero ampiamente. Le popolazioni aborigene non avevano alcuna conoscenza delle malattie europee e pochissima della resistenza immunitaria che gli europei avevano evoluto nel corso dei secoli. Si stima che la scomparsa del 90% della popolazione aborigena sia stata il risultato dei contagi che precedettero l'espandersi dei coloni europei. Nell'arido centro del continente, dove vissero piccole comunità distribuite su un'area molto vasta, il declino della popolazione fu meno marcato e le comunità aborigene poterono continuare a vivere in qualche modo secondo le loro abitudini fino alla fine del 1900. Tuttavia i coloni europei si addentrarono nel continente appropriandosi di piccole ma vitali parti del territorio per il loro uso esclusivo ed introducendo pecore, conigli e bovini, che, esaurendo le aree fertili, minarono la capacità della terra di sostenere le specie locali, vitali per l'economia aborigena......
E' un libro bellissimo, vi farà piangere e ridere e ci farà riflettere sulla fortuna del nostro status, qualunque esso sia. L’autrice è venuta a Mantova per la Fiera del Libro ed ho avuto il piacere di vedere un video dove si è presentata. Peccato non averla potuta conoscere personalmente: una splendida grande donna che ha saputo raccontarci con garbo delicato della difficoltà di vita dei protagonisti. Attendiamo ansiosi il prossimo libro certamente sarà bello ed avvincente come i primi, in attesa naturalmente di un grande meraviglioso futuro viaggio in Australia per vedere con i nostri occhi le bellezze della natura raccontata e dei loro abitanti!
Salvo Montalbano è un commissario di polizia che si sforza di perseguire un suo ideale di giustizia nel cuore della Sicilia. Io vivo nel Veneto e la Sicilia la sento lontanissima e all'inizio delle letture quelle frasi in dialetto siciliano proprio non le sapevo tradurre, ma divenne una sfida. Leggendo il primo libro che mi era capitato in mano (1999 - Un mese con Montalbano, di un certo ... Camilleri Andrea) ho potuto conoscere questo Salvo ... già il nome ... non è dei nostri, ma a poco a poco la sua intelligenza, la sua fermezza, i suoi sogni e pensieri così difficili da individuare sono penetrati in me ed hanno reso vivo questo personaggio nella mia immaginazione fino a sfociare nell'incontro sul piccolo schermo rappresentato in modo mirabile da Luca Zingaretti (Oh! Ma è proprio lui! Come descritto e come l'immaginavo) ... l'avrei preferito più alto di me, io sono circa un metro e settanta e lui è un po' più bassetto ... ma non importa i grandi uomini ... sono grandi uomini!
Ironico, intelligente affronta questo mondo di violenza e di inganno (bellissime le figure dei testimoni che dinnanzi alla sua scrivania raccontando i fatti ... sudano, si stinchiano si ... 'mparpagliano! eccellenti descrizioni) e lui poi, quando si arrabbia uuuh! Mi fa venire la pelle d'oca ... troppo litigioso, mi fa un pizzico di paura, ma come una calamita ... mi attrae. Vive in una casa che io trovo stupenda, non troppo grande, dinnanzi alla spiaggia e dalla sua verandina può scendere direttamente al mare in costume da bagno. E' grande il panorama che gode dalla sua casa, spazio infinito, mare sullo sfondo e cielo, cielo azzurro, indescrivibile e tramonti d'amore! Fin dalle prime pagine le descrizioni di questi paesaggi mi hanno stregato; io amo il mare, passerei ore ed ore ad ammirarlo. Uno spettacolo continuamente in evoluzione fin dalla più piccola onda di risacca fiacca sulla spiaggia, ai moti più forti e violenti delle onde laggiù che si accavallano in un movimento perpetuo, variando colore da sfumatura a sfumatura.
E lui, Montalbano abita proprio lì e fin dal mattino da quando apre gli occhi nel suo letto ... con la finestra "ammare" respira quel profumo di mare, di risacca o di tempesta! In un mio viaggio in Sicilia ho ritrovato quei profumi, quell'intensità di colori che ti pervadono fino ad ubriacarti, ad accecarti con la luce forte ed il calore stesso della terra che lo emana. Isola fortunata ricca di doni del "Signoruzzo", ma così maltrattata da noi uomini". Si addrumò una sigaretta e taliò torno torno ..." Mi piace il profumo del tabacco sull'uomo! Salvo è un vero uomo! E ha tanta umanità in corpo da piangere come un bambino per la tratta dei piccoli schiavi venduti ai mercanti d'organi, fino a sentire un malessere fisico che lo porta a a vomitare. E ama Livia questa sua fidanzata di Genova che vede pochissimo ma che la sente spiaggia e riparo da tutte le avversità della vita e le è incredibilmente fedele anche se ciò gli costa moltissimo e finisce ... a docce fredde!
Con Livia arrivano anche i continui litigi, incomprensioni ingrandite dalla lontananza, dalla nostalgia dove passato e futuro si mescolano sino a che il desiderio improvviso li lascia senza fiato ... mentre il tempo scorre e li ritroviamo adulti e più che adulti.
E mentre le situazioni e le circostanze si evolvono velocemente Montalbano si accorge di invecchiare ... ed diventa scorbutico, "nirbuso" sempre alla ricerca delle soluzioni che gli sfuggono per un granello invisibile, fino a che ... come per magia quel granello, chiave del mistero non trova la giusta collocazione e tutto ... prende luce e ritroviamo l'amato Salvo, intelligente, umano, pietoso verso il dramma silenzioso di certe esistenze.
"Ha detto l'odore della notte?" - "Si, a seconda dell'ora la notte cangia odore!"
La notte cambia odore e colore, ma occorrono occhi per vedere, ed allora sì che si vedono le "cose fatate" in questa bellissima isola che ti avvolge con i colori e sapori e profumi e se non stai attento ti avvinghia e penetra all'interno come una malia ... ti amo Montalbano.