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SE CRISTO DOMANI, BATTERA’ ALLA TUA PORTA…Lo riconoscerai?…

Una cara amica mi ha dato un vecchio libro ingiallito, edizione 1955, Casa Editrice Missionaria Italiana, di Raoul Follereau il “sacerdote” dei lebbrosi; l’ultimo capitolo mi è piaciuto tantissimo e desidero condividerlo.

Attenzione… è per chi si ferma un attimo, per chi, stanco delle futilità odierne cerca qualcosa di diverso, un momento di riflessione anche viaggiando nel Web… un riflesso d’immagine giunta dallo specchio di vita di altri… alla fine ( per me) un DONO !

Capitolo  XII – pag. 115  Discorso pronunciato il 7 settembre 1955 al Teatro Antico di Fouvières…

… Eminenza, Eccellenze, Signori Superiori, Signori,

Sul treno che va da Messico a Guadalajara. Un uomo giovane, dimessamente vestito, che zoppicava su una gamba di legno… Un uomo “che non è del paese”. Neppure io. La conversazione comincia. E’uno spagnolo. Un “rosso”. La sua gamba l’ha lasciata tra le gole d’una catena di montagne che si chiama Guadalajara, ma che si trova presso Madrid. E’un vinto, esiliato, abbandonato. E’povero e solo. Vorrei trovare per lui delle parole che gli tornassero dolci, senza fargli l’elemosina d’una pietà irrisoria che il suo sguardo ha anticipatamente rifiutato… Senza dubbio ha letto il mio pensiero perché s’affretta a farmi sapere:”Io non sono da compiangere, o almeno non lo sono più”.    “M’è successo, signore, qualcosa di meraviglioso…”.

E siccome i miei occhi gli domandavano che cosa:

“Successe qualche settimana fa. Vagabondavo  nei sobborghi di Messico. Una domenica. La domenica è un giorno tremendo per quelli che sono soli…Pioveva. Io uscivo da un caffè. Entrare in un altro? O andare al cinema? Vada per il cinema, mi sono detto… C’era, un po’ più in là, una sala modesta, fiocamente illuminata.

Sono entrato senza neppur guardare i cartelloni. Se li avessi visti, forse avrei proseguito il mio cammino fino alla prossima bettola…    Ma pioveva assai. E mi sono ingolfato nella sala oscura…  – Allora?  – Allora, Signore, stavano proiettando Monsieur Vincente. Ho guardato, poi sono rimasto lì alla seconda rappresentazione, per meglio vedere, per meglio sapere… e così ho capito…”.    Seguì un silenzio…

Il treno sputando, ansante e trepidante, ci scaraventò un istante l’uno sull’altro. E questo sembrò distoglierlo dal suo sogno…  – Riprese: “… Ho compreso che le barricate, l’odio, le rivoluzioni, tutto non serve a nulla. La violenza richiamerà sempre la violenza. E alla fine saranno sempre le persone umili e i poveri diavoli a pagare… E’ con la bontà, con la carità soltanto che il mondo si caverà d’impiccio…”

“Sono duemila anni che noi sappiamo queste cose” gli dissi.    Mi guardò di traverso.  “Lei è cristiano?” Mi chiese.   ” Anche Lei” gli risposi.         Sussultò e aprì la bocca per protestare.  Gli afferrai un braccio: ” Si ricorda…” -” Ma certo! sì, quando ero piccolo… Sì, al villaggio, io congiungevo le mani, dicevo preghiere… Tutto qui… Più tardi non ho avuto nulla da rinnegare perché non avevo capito niente… E poi ho visto cose che m’hanno stomacato. Certuni che alla domenica sono là, nei primi banchi in chiesa, con posti riservati e gli inginocchiatoi imbottiti. Chinano il capo con umiltà, ma, durante la settimana sono tutti arroganza, insensibilità, crudeltà. E questo non proibisce loro di ritornare a battersi forte il petto la domenica successiva.   ” Quelli non rischiano nulla” gli feci capire ” perché non hanno un briciolo di cuore”.

L’uomo sorrise e mi guardò come un amico che si era perso di vista da tanto tempo, troppo tempo… Arrivammo a Guadalajara. Tirò giù la sua povera valigia, si gettò addosso un impermeabile sporco e sfilacciato. Nell’alba livida era ridiventato l’uomo triste e solo.    Io cercavo una parola d’amicizia vera, una parola che, volendo medicare, non ferisse.

Fu lui per primo a tendermi la mano.  E a voce bassa, come se mi facesse una confidenza: “Tutto ciò,” mi disse ”  appartiene al passato. Adesso io so che solo la Carità può salvare gli uomini; vorrei soltanto trovare Dio”.

Spesso ho pensato a questo incontro e all’emozionante lezione che quest’uomo mi aveva dato. E ci penso oggi che sono qui davanti a voi che, per la maggior parte, sarete preti, rivestiti cioè della più alta, della più eminente missione che l’uomo possa sperare.  Tonsurati, vestiti di nero, ricevuto dal Pontefice il supremo privilegio di assolvere, entrerete nella vita.   Il mondo generalmente vi accoglierà con deferenza. Tuttavia voi non gli apparterrete più.  Avrete abbandonato il gregge per diventarne i pastori. Ma il gregge pretende che il pastore lo guidi; e non vi riconoscerà che a questa condizione. Cos’è che i vostri, cos’è che il mondo s’aspetta da voi?

imagesChe siate seminatori d’amore.

Questo mondo, schiavo della tecnica che doveva liberalo, questo mondo ch’è da gran tempo impigliato nel suo egoismo e nel suo odio, ha TERRIBILMENTE bisogno di amare. Ora solo voi avrete il potere di “restituire l’uomo all’amore”. Il suo messaggio è la vostra missione. La sua legge, voi lo sapete, è esigente, tirannica… La  sua legge è tutta la Legge.   “Se qualcuno dicesse :”io amo Dio” , e non ama suo fratello, è un bugiardo”, dice San Giovanni. L’apostolo prediletto non si perde in troppe moine… E spiega:” Come farà colui che non ama suo fratello che ha sempre sotto gli occhi, ad amare Dio che non ha mai veduto?”.

E PIO XII ci insegna: “Cristo ha voluto fare della carità universale la sostanza  stessa della religione”.

Con la vostra vita, con la vostra parola, con il vostro esempio, sarete i promotori, i Crociati di questa Carità.

Attenzione! La Carità: non l’elemosina. Non quell’offerta sdegnosa che si lascia cadere, che si dà “dall’alto in basso”, che, se offende colui che la riceve, svergogna a colpo sicuro colui che la dà. Quell’elemosina è la caricatura della Carità.

Attenzione! La Carità: non la solidarietà. La solidarietà e l’edizione laica della carità. E’ in questo senso che San Paolo ci dice: “Quand’anche distribuissi tutti i miei beni per sfamare i poveri, se non ho la carità, non valgo un bel niente”.

La Carità è il riflesso del Volto i Cristo sul viso del Povero, del Sofferente, del Perseguitato. Si realizza nella gioia: “La gioia, secondo Chesterton , è il gigantesco segreto del cristiano”. La Carità è la storia e la gloria del Cristianesimo.  Ed è al Cristianesimo che il mondo è debitore della sua libertà.

E’ il Cristianesimo che ha portato agli uomini la vera liberazione, la sola duratura felicità, le sole giuste leggi.

Ha rotto le catene agli schiavi e fatto piegare la testa dei potenti e dei re davanti alla sua giustizia.

Ha fatto della maternità un’opera santa e venerata; ha reso alla donna la sua grandezza rispettata ed il suo delicato potere.

Ha fatto dell’individuo un uomo; ha protetto i bambini “ai quali appartiene il regno dei cieli”.

Ha maledetto le guerre; e le ha ostacolate finché ha avuto possibilità di farlo.

Ha creato ospedali e scuole. Ha trasformato le leggi della solidarietà in un atto d’amore.

Ed ha curato, consolato, guarito senza interruzione per venti secoli, nel nome del Povero che diceva: Amatevi gli uni gli altri.

Ha insegnato agli uomini a pregare per i propri nemici, a morire benedicendo i propri carnefici.

Anche coloro che non lo conoscono, anche coloro che lo perseguitano hanno ricevuto la sua luce ed i suoi benefici:                    Il Cristianesimo può parlare.c7220f9b93_6761394_med

Possiede la forza imperturbabile e implacabile del tempo, perché i secoli non prevarranno contro di lui.

Tanti cicloni hanno sconvolto la terra e non l’hanno abbattuto; tante persecuzioni, tanti martiri e non l’hanno impoverito; tante morti non l’hanno sepolto in una tomba…

Regni, regimi e umani dinastie capitombolano e si schiantano nella fossa comune.

Dio, Lui solo, non muore mai.

E la sola verità è amarsi…

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